Mia cara Valigia 1

Lunedì 06 giugno 2016 di: Redazione LVR in: Mia cara Valigia

 

di Cristina Luzzi

Mia cara Valigia, sono passati 6 anni da quando siamo arrivate in Italia. Direi che siamo un po’ diverse ora: tu parlavi un’altra lingua, eri in tessuto, non avevi marchio e del tuo contenuto di allora forse ora rimangono due o tre prodotti. Non ti aprivi quasi mai e quando lo facevi non sapevi mai se farlo del tutto o aprire solo una “finestrella”, spesso le donne non ti volevano neanche guardare, si ammutolivano quando sentivano parlare di te.

Io non avevo capelli bianchi, dormivo le canoniche 8 ore al giorno, andavo a correre e cucinavo per le mie amiche un paio di volte alla settimana. A fine estate ero abbronzata. Non sapevo cos’era un blog o, più probabilmente, ne avevo solo sentito parlare. Non avevo gli occhiali per leggere da vicino. Non avevo Facebook e non volevo avercelo, se ricordi tenevo e tuttora tengo molto alla mia privacy.

Avevo un telefono normale (uno solo) non avevo un ufficio, lavoravo da casa, in viaggio, in altri uffici. Ti spolveravo prima di prenderti. La maggior parte delle volte parlavo di te senza che tu ci fossi e non sapevo neanche bene come farlo, facevo “le prove” in realtà.

Dunque: sono amici di amici incontrati solo qualche volta, un po’ più agées di me, vediamo come reagiscono se gli parlo di benessere e salute sessuale. Forza, fai in modo che ti chiedano di cosa ti occupi. Queste invece sono colleghe della mia amica, sono abbastanza giovani, ce la faccio? No accidenti, queste proprio si ritraggono, quale sarà la parola sbagliata che ho detto? Almeno gli amici degli amici dell’altro giorno erano incuriositi e mi hanno chiesto di cosa parliamo e cosa facciamo e perché siamo venute in Italia. Guarda che sorpresa i vicini di casa che parlano in coppia e invitano anche un’altra coppia, ma certo loro erano sessantottini quindi a suo tempo l’argomento devono averlo più che sviscerato.

Non sapevamo da che parte cominciare. E ora sono passati 6 anni. Ma come abbiamo fatto? Tu sei bellissima, si vede che gli anni ti giovano, sei rigida, non ti rompi, ti posso lavare, hai un bel marchio bianco e rosso “La Valigia Rossa”. Accidenti quanto orgoglio. Andiamo in giro per strada a testa alta, la gente si gira a guardare. Ti confesso che lo fa anche se tu non ci sei ma se sono con un’altra consulente, che cosa emaniamo?

Le persone ora sono curiose, chiedono, scherzano, alcune sono ancora timorose (meno male così abbiamo ancora tanto lavoro da fare nei prossimi anni tu e io). Ora ti confesso che non sapevo dove saremmo arrivate, né che strada avremmo percorso e forse è stato questo il segreto, adattarsi a quello che ci succedeva, agli incontri che facevamo, reinventarci ogni giorno, insomma.

Sì tu sei più bella e io sono più vecchia. Ma mi sento più bella anch’io, perché con te il percorso non è solo quello delle donne con cui parliamo ma è anche il nostro, mio e di ognuna delle consulenti de La Valigia Rossa. Non dormo più le 8 ore, non cucino più per le mie amiche ma so chi sono e cosa voglio e tu? Cosa vuoi?

Qualche giorno fa eravamo al premio nazionale AVEDISCO, una grande emozione. Non ci hanno fatto le domande che facevano agli altri, certo, noi siamo diverse. Peccato però, perché io ritiravo il premio per la nostra Natalia e la frase di Natalia, che non mi hanno fatto dire, è una frase di Simone de Beauvoir: “Donne non si nasce, lo si diventa”.

Verrebbe da pensare che sia un incitamento ad amare e coltivare la propria femminilità, oggi. Ma non è così, la frase va collocata nel suo contesto storico e il suo reale significato è: nasciamo persone e la società ci assegna ruolo al quale adeguiamo la nostra personalità.

Questa frase è ancora attualissima in altri continenti riguardo la condizione femminile e attualissima nel nostro riguardo altri tipi di “condizioni”. Allora Valigia, non sappiamo dove andiamo, ma ti prego non dimentichiamo da dove veniamo e quanta strada possiamo ancora fare insieme.

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